E’ con grande commozione che partecipo a questa celebrazione per i vent’anni dalla morte di Altiero Spinelli, portando il saluto del Centro Italiano di Formazione Europea, di Raimondo Cagiano e dei tanti giovani che si impegnano nella formazione europea e federalista. Mi piace ricordare, qui a Ventotene, quel lontano novembre del 1973, in cui per la prima volta sono venuta in quest’isola in occasione del conferimento ad Altiero della cittadinanza onoraria, nel trentesimo anniversario della fondazione del Movimento Federalista Europeo. A memoria di questo importante momento è rimasta la lapide sul castello, che lesse Renata Colorni. Ursula aveva organizzato l’evento. Con Gianni Ruta facemmo scolpire la lapide da un marmista del Verano. Raimondo Cagiano ne conserva al CIFE la fattura. Ricordo il nostro sbarco dal traghetto. Era la prima volta che Altiero e Ursula tornavano nell’isola, con Renata, dopo il confino. Erano tutti al porto ad attenderli, con gioia e commozione. Facemmo il giro dei luoghi dove avevano trascorso un periodo così forte della loro vita. Le fotografie di quel giorno, nel nostro album, sono una viva testimonianza. Rivedo i volti di Altiero e Ursula, ma anche di Franco Bernstein, di Chiti Batelli, di Anna Baghi, di Umberto Serafini, di Gianni, Cesare e Luciana Merlini, dei Meriano , dei Paolini, di Gianfranco Martini, di Mombelli, di Raimondo Cagiano, di Gianni Ruta, e ho difficoltà a distinguere nella memoria i vivi da quelli che non ci sono più, in quel coro di entusiasmo e di fede che caratterizzava i federalisti romani di allora, federalisti di “generazione spontanea” come amava chiamarci Umberto Serafini.
Siamo poi tornati a Ventotene nell’ottobre del 1981, per il quarantesimo anniversario del Manifesto.
Eravamo molto più numerosi. Il carisma di Altiero aveva trascinato tanti, tanti di più. C’erano Mario Albertini, Luciano Bolis, c’erano federalisti da tutta l’Italia, molti dei quali sono qui anche oggi, e anche rappresentanze Europee. Fu quello un momento di pienezza per il Movimento Federalista, una circostanza significativa tanto bella che pareva quasi che l’isola non volesse lasciarci andar via, tenendoci in ostaggio con un mare in tempesta che rese difficile il nostro rientro. Ma quello che più mi preme oggi, in questo stesso luogo, onorato dalla presenza non solo degli amici federalisti, ma anche delle più alte cariche istituzionali, è riuscire a trasmettervi il ricordo di quel momento magico del ’73 in cui, nella nostra giovinezza, ci apparve chiaro, quasi un’epifania, che il manifesto dei federalisti non poteva essere nato che qui, nella solitudine di queste rocce sul mare, con alle spalle un regime totalitario e una guerra fratricida voluta dagli stati nazionali, in vista di un futuro migliore per l’Europa e per il mondo; e che, tra l’indifferenza di gran parte del mondo politico di allora, un gruppo di giovani seppe leggere, con l’intelligenza e col cuore, la lungimiranza del messaggio di tre grandi uomini del novecento: Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Altiero Spinelli.
Grazie.
Maria Teresa Ruta
Ventotene, 21 maggio 2006
Eravamo molto più numerosi. Il carisma di Altiero aveva trascinato tanti, tanti di più. C’erano Mario Albertini, Luciano Bolis, c’erano federalisti da tutta l’Italia, molti dei quali sono qui anche oggi, e anche rappresentanze Europee. Fu quello un momento di pienezza per il Movimento Federalista, una circostanza significativa tanto bella che pareva quasi che l’isola non volesse lasciarci andar via, tenendoci in ostaggio con un mare in tempesta che rese difficile il nostro rientro. Ma quello che più mi preme oggi, in questo stesso luogo, onorato dalla presenza non solo degli amici federalisti, ma anche delle più alte cariche istituzionali, è riuscire a trasmettervi il ricordo di quel momento magico del ’73 in cui, nella nostra giovinezza, ci apparve chiaro, quasi un’epifania, che il manifesto dei federalisti non poteva essere nato che qui, nella solitudine di queste rocce sul mare, con alle spalle un regime totalitario e una guerra fratricida voluta dagli stati nazionali, in vista di un futuro migliore per l’Europa e per il mondo; e che, tra l’indifferenza di gran parte del mondo politico di allora, un gruppo di giovani seppe leggere, con l’intelligenza e col cuore, la lungimiranza del messaggio di tre grandi uomini del novecento: Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Altiero Spinelli.
Grazie.
Maria Teresa Ruta
Ventotene, 21 maggio 2006
